Turchia Hacibektas

Turchia Hacibektas  La setta islamica di Bektaşi, che ha qui il suo centro spirituale, venne fondata da Hacibektas Veli nel XIII secolo, epoca di grande confusione politica in Anatolia durante la quale diverse culture si scontrarono: principalmente quella greca, araba, persiana, selgiuchide, ed ottomana. In questo periodo turbolento alcuni devoti musulmani iniziarono la ricerca di un vero leader spirituale, con saldi principi morali, e religiosi: lo trovarono in Hacibektas Veli. Questi, stabilitosi nel villaggio all’età di trent’anni, fondò un monastero per l’educazione di giovani missionari, che avrebbero viaggiato per il paese a predicare il credo della setta di Bektaşi, diverso sia dalla dottrina sciita che sunnita. Lo stesso Hacibektas Veli viaggiò per le regioni lacerate dalla guerra dell’Europa meridionale raccogliendo i bambini rimasti orfani, e dando loro del cibo, un riparo e un’educazione. Molti di questi, divenuti adulti, scelsero la vita missionaria, mentre altri, specie i più robusti, optarono per la carriera militare, costituendo il nucleo del famoso e temuto corpo dei Giannizzeri, il fior fiore delle truppe del sultano. La parola turca «yeni ceri» significa appunto «truppe nuove».

Hacibektas Veli era solito dire ai suoi discepoli: «Se vuoi vivere a lungo, allora guarda la tua mano, la tua lingua e la tua cintura». Con quest’ultima affermazione egli probabilmente alludeva al fatto di rimanere in forma fisicamente e di non superare il peso ideale – opinione alquanto progressista per la sua epoca.

Il monastero venne chiuso nel 1926 con la nuova Costituzione Repubblicana promossa dal primo presidente Kemal Atatürk, convinto, a ragione, che le numerose sette si adoperassero per mantenere le antiche usanze e per intralciare il processo di rinnovamento. Nel 1964 il santuario venne aperto nuovamente, ma questa volta come museo.

Tuttora è un tempio profondamente rispettato dove ogni anno, in agosto, si riuniscono i pellegrini della setta di Bektaşi per pregare e compiere celebrazioni ricche di colori, indossando gli antichi abiti talari.

Il monastero è diviso in tre parti principali

Il cortile d’entrata: un massiccio passaggio a volta con un cancello in stile ottomano ci conduce al cortile. Qui si trovano la fontana di Fevzi Baba, un altro santo della setta; l’antica lavanderia e la porta d’entrata del giardino.

Il cortile interno: attraverso la Porta Üçler (tripla porta) si accede al cortile interno. Qui troviamo una loggia con volte ed un leone in marmo, dalle fauci del quale esce lo zampillo di una fontana sacra. Arslanli Cesme (la fontana del leone) fu portata dall’Egitto dal pascià locale, ma la vasca di fronte alla tripla entrata venne aggiunta successivamente, nel 1910. Vicino alla fontana c’è l’entrata del vecchio panificio con la cucina che fa sfoggio dello storico calderone nero o Kara Kazan, del famoso corpo dei Giannizzeri. In passato il calderone veniva portato in ogni processione e in ogni combattimento dai soldati. Quando era portato riverso, tale gesto era indice di malcontento e preannunciava una ribellione armata.

Mihman Evi: una volta era una casa per gli ospiti con una grande sala per riunioni religiose.

Meydan Evi: il luogo dove si celebravano le cerimonie religiose. I membri della setta di Bektaşi non pregavano mai nelle moschee, né osservavano il digiuno di Ramadan. Il digiuno annuale di Bektaşi dura dieci giorni nel corso dei quali i credenti non si lavano né si pettinano o si guardano allo specchio.

Kiler Evi: l’edificio dove si trovano gli uffici amministrativi; una biblioteca ed il Köşk di Dede Baba.

Un’ulteriore entrata permette l’accesso al terzo cortile dove si trovano le tombe dei Dede Baba della setta (insegnanti, priori e dervisci).

Türbeh (Mausoleo) : il mausoleo di Hacibektas Beli fu costruito in stile selgiuchide. In esso si trovano le tombe di insigni capi religiosi e di ufficiali amministrativi della setta. Il corridoio, Ak Cennet (paradiso bianco) ha una piccola abside detta la stanza dei tormenti, dove Hacibektas Beli sopportò quaranta giorni di digiuno e di meditazione.

Una porta ornata sfarzosamente introduce alla Kirklar Meydani o Piazza dei Quaranta, dove sono raccolte le tombe di quaranta membri illustri della setta. Anche le pareti e le porte di questo santuario interno sono decorati secondo i canoni dell’arte selgiuchide. Una piccola porta dorata ci indica l’entrata del sepolcro di Hacibektas Beli, in cui il sarcofago simbolico è coperto da un lenzuolo funebre verde, lavorato in oro.

La vera tomba del santo islamico si trova sotto questo sarcofago, ad una profondità di undici metri.

Una camera adiacente conserva i resti mummificati di Rasul Bali, altro capofila del monastero. La tomba di Bektas Efendi contiene soltanto il suo teschio interrato nel 1603. Fu assassinato ad Istanbul nel corso della sua opera missionaria ed il corpo venne gettato in mare.

La fonte di Cilehane e la grotta di Delikli Tas (pietra bucata) si trovano sopra una collina ad est del villaggio: si racconta che qui Hacibektas Beli era solito trascorrere molti giorni in meditazione.

Ad Hacibektas ogni anno, si tengono celebrazioni festive veramente pittoresche in antichi costumi turchi. Danze folcloristiche, musica e finti combattimenti tra «Giannizzeri» e «Bizantini» offrono un bellissimo spettacolo ai numerosi turisti provenienti dalla Turchia e dall’estero.

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