Pozzo profondo

Turchia Pozzo profondo Pozzo profondo La scoperta di oggetti e tombe all’interno e nei dintorni del complesso di Derinkuyu, ci fa supporre che in questa zona esistessero insediamenti cristiani già nella prima metà del VII secolo; prima ancora che a Kaymakli, nove chilometri a nord, o a Cardak, Nevsehir, Gülsehir e Özkonak, ancora più a nord. Possiamo affermare che i primi colonizzatori cristiani arrivarono qui passando per Nigde, dove convergevano molte vie commerciali dell’antichità.

Probabilmente il complesso di Derinkuyu, o almeno parte di esso, esisteva già quando i primi cristiani arrivarono e presero possesso dei rifugi, che in seguito allargarono intagliando nella roccia altre stanze, depositi per le provviste, saloni per le assemblee e chiese.

L’identità dei costruttori originali di questa magnifica «città» sotterranea rimarrà forse sconosciuta per sempre, anche se in base alla grande quantità di tumuli frigi rinvenuti nell’intera regione, è proprio quello dei Frigi il primo popolo indiziato.

Il complesso sotterraneo è di una semplicità spartana. Ignari dei canoni della bellezza, i costruttori si concentrarono su problemi di carattere pratico, in particolare sulla sicurezza. Crearono una fortezza, concepita come struttura a nido d’api, con un labirinto inaccessibile di gallerie e di pozzi, il cui ordine era noto soltanto a chi ci viveva.

La roccaforte si sviluppa su otto livelli e la lunghezza complessiva dei tunnel praticabili è di oltre trenta chilometri. Alcuni passaggi verticali sono profondi anche settanta metri, tanto che una volta erano utilizzati come pozzi, come condotti di immissione per l’aria o come botole supplementari per la fuga.

Una sezione ramificata del settimo livello viene descritta dalle guide locali come una «chiesa paleocristiana» – forse perché il suo schema planimetrico ha la sagoma di una croce (in cui uno dei due bracci è più piccolo dell’altro). Nella stanza centrale di questo complesso vi sono tre colonne in cui sono murati dei grandi anelli per catene, che fanno pensare a pilastri di punizione, dove gli schiavi disobbedienti venivano frustati, come spiegano le guide ufficiali. Ma se accettiamo questa «spiegazione» ci resta difficile credere che questi fossero luoghi cristiani.

Difatti era molto improbabile che i cristiani, essendo dei fuggiaschi, fossero i possessori di migliaia di schiavi, che costituivano la mano d’opera necessaria per scavare un complesso così vasto. Inoltre non c’è bisogno di ricordare che nessun cristiano avrebbe imprigionato o torturato uno schiavo all’interno di una chiesa.

Qui una piccola rientranza semicircolare, descritta come «confessionale» dalle guide locali (vedi piantina), doveva avere in realtà un altro scopo; forse serviva per votare in segreto. Nel periodo dell’occupazione di Derinkuyu da parte dei cristiani, infatti, la confessione non era ancora stata introdotta nei rituali della Chiesa.

Ci sono molte colonie sotterranee nelle vicinanze di Derinkuyu, tutte collegate all’insediamento principale per mezzo di gallerie lunghe anche alcuni chilometri. Secondo i racconti epici locali, Derinkuyu e Kaymakli, un altro complesso situato nove chilometri più a nord, una volta erano collegati tra loro da un tunnel; ipotesi rimasta però senza conferma. Una galleria di una simile lunghezza avrebbe dovuto essere provvista di pozzi verticali di ventilazione. Ho trascorso personalmente diverse settimane ad esaminare il terreno circostante, senza trovare traccia di prese d’aria.

Il complesso di Derinkuyu poteva alloggiare 20.000 persone ed un numero limitato di animali domestici. La grandezza media delle gallerie di comunicazione è di 160 per 60 cm. Un adulto poteva quindi percorrerla solo stando ricurvo. Non c’era molto spazio per muoversi, ma ciò corrisponde esattamente alla volontà dei suoi costruttori. Infatti tale mancanza di comodità veniva ampiamente compensata dal fatto rassicurante che nessun nemico avrebbe potuto usare armi all’interno del cunicolo. Lo scavo dei pozzi e delle gallerie comportava uno sforzo incredibile, se si pensa che poteva lavorarci un solo uomo alla volta. Servendosi di attrezzi rudimentali, questi scalfiva la roccia di tufo aprendosi un passaggio a colpi di ascia e scalpello stando in ginocchio e gettandosi alle spalle la pietra frantumata che veniva poi raccolta dai suoi compagni. Indubbiamente i realizzatori di queste gallerie portarono a termine lavori considerati di grande abilità d’ingegneria persino al giorno d’oggi.

Sempre a Derinkuyu troviamo un antico monastero sotterraneo di notevole bellezza. La sua chiesa può essere raggiunta attraverso una rampa di scale e costituisce un eccellente esempio di primitiva bellezza artistica; la volta non ha colonne di sostegno, fatta eccezione per un pilone solitario con pulpito. Secondo antichi documenti questo santuario soleva essere un luogo di guarigione.

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