La Città delle Rose

La Città delle Rose Prima della conquista ottomana, Gülsehir, allora nota come Arapsun, era soltanto un piccolo villaggio offuscato dalla vicina Aciksaray, centro cristiano di grande rilievo culturale e religioso.

Durante il governatorato liberale di Mehmet Efendi, Arapsun divenne un importante nucleo per la cultura islamica. Molti autorevoli uomini di stato dell’impero ottomano nacquero o furono educati qui.

Sotto la protezione del pascià Seyit Mehmet, il gran Visir, conosciuto come Kara Vezir (Generale Nero, per il consueto abito nero, privo di ornamenti), le tribù nomadi turcomanne si stabilirono nella regione. Il pascià Mehmet diede grande impulso ad Arapsun e fu il fondatore della moderna Gülsehir, una ridente cittadina cinta da macchie di bosco, vicino al fiume Kizilirmak.

La città è dominata da una collina bucherellata da numerose caverne e circondata da un mare di rocce coniche e di strane formazioni rocciose. Alcuni reperti archeologici dimostrano l’esistenza di insediamenti ittiti, greci e romani nei dintorni di Gülsehir. Nel villaggio di Sivasa troviamo un enorme masso su cui vi sono delle incisioni ittite. La base del masso è interrata mentre la parte superiore contiene due tombe e, molto probabilmente, i geroglifici si riferiscono a queste.

Nel villaggio di Agili altre iscrizioni ittite ricoprono la parete rocciosa di una chiesa sotterranea, accessibile al pubblico.

Con una breve passeggiata da Gülsehir si può arrivare alla Karsi Kilise (la Chiesa di San Giovanni) che, in passato, costituiva sicuramente uno dei maggiori richiami artistici della regione. La chiesa è disposta su due piani, con arcate incassate in ogni parete ed è sontuosamente decorata da affreschi, purtroppo danneggiati. I falò accesi all’interno della chiesa, forse dai pastori in cerca di un riparo, hanno ricoperto di fuliggine i dipinti ulteriormente rovinati da «turisti» privi di scrupoli che si sono lasciati alle spalle il proprio «biglietto da visita» scolpito nelle pitture murali.

ACIKSARAY (Palazzo aperto)

II nome di Palazzo Aperto venne attribuito a questa imponente colonia soltanto di recente, dopo che l’erosione e le scosse sismiche hanno «scoperchiato» un vasto complesso sotterraneo. In una zona relativamente ristretta si accavallano letteralmente le chiese e le abitazioni ricavate dalla roccia, formate da due o più piani, con refettori, torchi per il vino, cucine, depositi, pozzi per l’acqua e cisterne. Ad Aciksaray troviamo anche alcuni rari esempi di rilievi su pietra. La facciata di una chiesa è ornata da due tori posti uno accanto all’altro con una piccola finestra tra le corna.

Curiosamente questo è un motivo frequente all’interno del Palazzo Aperto. Un altro toro lo troviamo raffigurato nelle decorazioni del muro di un refettorio, di colore rosso e ben conservato. Nello stesso affresco sono raffigurati un cavaliere e la testa di un secondo toro.

Le rocce coniche che si trovano raggruppate sul lato nord della strada sono antiche camere sepolcrali, private dei loro tesori.

La colonia di Aciksaray è divisa da un piccolo ruscello e alcune delle rovine più belle si trovano al di là di esso. Gli agricoltori, nel coltivare le terre circostanti, talvolta si spingono fino alle entrate delle grotte con l’aratro.

Dal punto di vista dei visitatori questa intrusione nel mondo dei resti antichi ha un vantaggio in quanto spesso i contadini riportano alla luce frammenti di vasi e di ceramiche, decorati con disegni e simboli primitivi. Con un po’ di pazienza si potrebbe persino riuscire a ricostruire un vaso o un piatto!

I lunghi anni di erosione hanno modellato le pietre circostanti creando delle forme uniche: alcune ci ricordano funghi giganteschi, cascate d’acqua pietrificate, uccelli, alberi, ecc.

In particolare un grande masso sembra un divano intagliato nella roccia. Per raggiungerlo è necessario salire una gradinata e, guardando il tutto da lontano, ci da la sensazione che anticamente questo fosse un pulpito per predicatori

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