GLI ITTITI DELLA BIBBIA

GLI ITTITI DELLA BIBBIA La prima civiltà dell’Anatolia a noi nota attraverso le numerose testimonianze scritte è quella del popolo ittita, che si organizzò dapprima come regno, poi come impero. Questa popolazione occupò l’intera Cappadocia e gran parte dell’Anatolia centrale. Nel Vecchio Testamento vi sono frequenti riferimenti agli Ittiti, una delle numerose tribù che gli Israeliti, nella loro migrazione, incontrarono in Palestina quando finalmente arrivarono ad impossessarsi della Terra Promessa. Nei testi ebraici erano chiamati «Chet» o al plurale «Chittim», inoltre un passaggio della Bibbia scrive: «gli Amaleciti abitano nel Negeb e gli Ittiti abitano sulle montagne» (Numeri 13, 27-29).

Nel primo periodo della storia del popolo degli ebrei il Vecchio Testamento non distingue la tribù degli Ittiti da quelle, ora dimenticate, degli Amoriti, dei Gebusiti, dei Cheniti e degli Iviti, per citarne alcune; ma i documenti che si riferiscono al periodo della monarchia ebraica dedicano agli Ittiti una considerazione maggiore. L’XI Libro dei Re del Vecchio Testamento ci parla delle mogli ittite del re Salomone. Un altro passo narra che il re Salomone aveva comprato cavalli dall’Egitto e li aveva venduti al re degli Ittiti. Nel «sentire lo strepitio dei cavalli e delle bighe» un re siriano esclamò intimorito: «Oh! Il re d’Israele ci manda contro gli Ittiti» dopo di che i suoi soldati fuggirono verso il crepuscolo.

I geroglifici egiziani rivelano che i faraoni della 18a dinastia erano in contatto con una nazione più a nord chiamata «Kheta», i cui guerrieri avevano combattuto contro Rameses II a Kadesh in Siria. La guerra terminò con la firma di un trattato di pace, il testo del quale, in lingua egiziana, è tuttora esistente sulle mura del tempio di Karnak. L’equivalente testo ittita, sebbene incompleto, venne recuperato durante gli scavi eseguiti ad Hattusas, l’antica capitale del regno ittita, vicino all’attuale villaggio di Bogazköy. Gli storici sono concordi nel considerare un unico popolo quello dello stato di Kheta menzionato nei documenti egiziani e quello Chet o Chittim del Vecchio Testamento come lo stesso. Ipotesi confermata da alcune tavolette assire contenenti frequenti riferimenti alla terra di Hatti ed alla sua capitale Carchemish (vicino al villaggio di Barak sul confine tra la Turchia e la Siria).

Comunque questa gente costituiva il popolo dei Neo-Ittiti, ossia una minoranza di un vasto impero esistito precedentemente che aveva come capitale Hattusas, disgregatosi a causa dei violenti attacchi del frigio-cimmeri alcuni secoli prima.

Nel 1812 un viaggiatore tedesco, Johann Ludwig Burkhardt, scoprì, incassata nel muro di una casa di Hamath, una pietra incisa con geroglifici diversi da quelli trovati in Egitto.

Tuttavia non riuscì ad ottenere neanche una copia del testo misterioso a causa dell’ostilità della gente del posto ancorata alla superstizione. Fu soltanto nel 1872 che un missionario, un certo William Wright, potè copiare la scritta in presenza del governatore turco, così, finalmente, gli enigmatici geroglifici vennero messi a disposizione degli esperti. Grazie a questo pascià di larghe vedute, Wright potè studiare il testo senza impedimenti e prepararne uno stampo di gesso. Su consiglio dello studioso inglese il pascià ordinò la rimozione della pietra di inestimabile valore. Questa, insieme ad altri resti rinvenuti nelle abitazioni vicine, fu spedita al Museo Archeologico di Istanbul.

Scoperte simili si registrarono in altre località turche, convergendo ed anzi intensificandosi intorno alle rovine nei pressi di Boğazköy, un piccolo villaggio che si trova su una curva del fiume Kizilirmak. Nelle vicinanze di Hattusas la famosa Yazilikaya (roccia incisa) rivelò altri geroglifici simili agli altri.

La scoperta delle tavole cuneiformi a Tell-El-Amarna nel 1887 ha dato un grande impulso agli studi sugli Ittiti.

Gran parte delle tavolette erano scritte in lingua accada (già conosciuta) e risalgono al periodo compreso tra gli anni 1385 e 1360 a.C., corrispondente ai regni di Amenopsis III e di suo figlio Akhenatou. Tra le lettere ce n’era una in cui il re ittita Suppiluliumas (1380-1346 a.C.) si congratulava con Akhenatou per la sua ascesa al trono d’Egitto.

Gli scavi compiuti a Boğazköy iniziarono nel 1906 ed i risultati ottenuti sorpassarono qualsiasi aspettativa. Lo studioso tedesco Hugo Winkler scoprì gli archivi reali che contenevano oltre 10.000 tavolette d’argilla, molte delle quali scritte in lingua accada. Gli esperti poterono dimostrare che la capitale degli Ittiti era Hattusas. Nel giro di un anno il dottor Winkler pubblicò un elenco dei re ittiti fino al regno di Arnuwandas (fine del XIII secolo). Durante quegli anni gli Ittiti dominarono gran parte dell’Anatolia insieme ai Carchemish, ai Milidi ed agli Hamat. Intorno al 1200 a.C. l’impero ittita venne annientato dal popolo «Muski», come le cronache assire definiscono i Frigi di re Mida. Tuttavia gli stati confederati ittiti a sud del fiume Eufrate continuarono a sopravvivere indipendentemente fino a venire completamente assorbiti dalla Siria in continua espansione tra il 750 e il 700 a.C. La storia li definisce Neo-Ittiti.

Durante la presidenza di Kemal Atatürk, la Turchia si liberò di molte usanze antiquate che ostacolavano un certo rinnovamento. L’alfabeto arabo fu sostituito da un alfabeto neo-latino e fu imposta la monogamia. Sulla scia delle riforme, anche l’industria ed il commercio sperimentarono una crescita sostanziale.

Inoltre ebbe inizio la preservazione dei monumenti storici, per non parlare degli scavi archeologici che si intensificarono a partire dal 1924. Negli anni Venti iniziò l’esplorazione metodica di quelli che erano i domini ittiti, diretta da insigni archeologi. Gli scavi eseguiti ad Alaca-Hüyük sotto la direzione del dottor Hamit Kosay; a Kültepe, Fraktin, Karahüyük sotto la supervisione del professor Tahsin Özguk e del professor Sedat Alp portarono alla luce importanti resti del passato, tra cui tavolette incise, sigilli reali e manufatti. Gli scavi condotti ad Acemhüyük (villaggio vicino ad Aksaray, l’antica Archaleia), sotto la guida della professoressa Nimet Özgük, moglie del professor Tahsin, riportarono alla luce le rovine di un’altra importante colonia commerciale assira in Anatolia, insieme a numerosi oggetti. Hattusas, la capitale ittita, occupava una posizione strategica tra due corsi d’acqua, vicino alla congiunzione delle maggiori vie commerciali; una che collegava Smirne (Izmir) con Sivas ed Assur, l’altra Amisus (Samsun) e le Porte cilice con la costa mediterranea, passando per Kanesh (Kültepe) e Tuwanuwa (a Nigde).

Il nome Hatti non è di origine ittita, ma corrisponde alla definizione di un popolo ancora più antico che abitò nella regione prima degli Ittiti tra il 3000 ed il 2000 a.C., noto come Hattiano. La lingua ittita fu imposta agli Hattiani dai conquistatori. Sappiamo che questi si definirono Ittiti dopo l’occupazione della terra di Hatti.

La storia ittita conosciuta ha inizio con il re Labarnas, predecessore di molti re. Non esistono testimonianze scritte su di lui, ma uno dei suoi successori scrisse: «Quando combatteva, riusciva a sottomettere le terre dei nemici con la sua potenza, privando questi ultimi del loro potere, ed il mare diventava la sua frontiera. Quando egli ritornò dalla guerra mandò i figli per governare le varie parti della regione conquistata, ad Hupisna, a Tuwanuwa, a Nenassa, a Lenda, a Zallara, a Parsuhanda e a Lusna».

La capitale del regno del re Labarnas non era Hattusas ma Kussara. Il punto esatto dove sorgeva questa antica città è tuttora sconosciuto ma, in relazione ai dati in nostro possesso, avrebbe dovuto trovarsi a sud del fiume Kizilirmak e naturalmente vicino ad una abbondante sorgente d’acqua.

Il successore di Labarnas, Hattusilis I, lasciò ai posteri il testo di un discorso che fece a Kussara. Successivamente, in altri documenti, egli dichiarò Hattusas sua capitale e si diede un altro nome. All’inizio del regno era chiamato Labarnas, come suo padre; in seguito adottò il nome di Hattusilis, facendo presumere il trasferimento della capitale da Kussara ad Hattusas.

L’espansione ittita fu incredibilmente veloce, specie verso est e verso sud. Conquistarono la Siria. Documenti babilonesi trattano la caduta del grande regno amorita e l’estinzione della prima dinastia. «Negli anni di Samsudiana, gli uomini di Hatti avanzarono contro le terre degli Accadi». Di conseguenza gli studiosi poterono determinare che gli Ittiti conquistarono BabiIonia intorno al 1600 a.C. Telipinus è considerato l’ultimo regnante del vecchio regno ittita.

L’impero ittita venne invece fondato tra il 1580 e il 1650 a.C. dall’insigne condottiero Suppiluliumas. Alcuni annali decifrati sostengono l’ipotesi che questi non fosse un discendente di Telipinus, bensì il fondatore di una nuova dinastia. Tale ipotesi è avvalorata dall’improvvisa comparsa di nomi chiaramente urriti nella famiglia di Suppiluliumas; un fenomeno senza precedenti durante il periodo del vecchio regno. Anche i nomi ittiti usati dai sovrani successivi erano probabilmente solo dei nomi che sostituivano i veri appellativi urriti. Durante l’impero la forte influenza da parte degli Urriti divenne evidente sotto tutti gli aspetti. (Gli Urriti vivevano ad est della Cappadocia ed il loro dominio si estendeva fino all’attuale lago Van nella Turchia orientale.)

Durante il regno di Suppiluliumas le città di Aleppo, in Siria, e di Carchemish furono conquistate e trasformate in possedimenti ittiti. Con la morte di Suppiluliumas e del figlio Arnuwandas II nell’epidemia di peste e con l’ascesa al trono del giovane Mursilis II, l’impero conobbe un breve periodo di declino. Alcuni sovrani vassalli si allearono contro l’appena diciassettenne Mursilis, che consideravano giovane ed inesperto. Ma, con loro grande sorpresa, il giovane Mursilis II era veramente abile nel pianificare ed attuare grandi strategie. In una campagna che durò due anni egli schiacciò i potenti regni di Arzawa e di Gasga lungo le rive del Mar Nero. (Il contrasto tra gli Ittiti ed i Gasga doveva avere radici profonde, dato che nel giro di ventisei anni, Mursilis condusse dieci spedizioni militari contro di essi, nessuna delle quali assicurò una pace duratura.)

Nel settimo anno del suo regno, Mursilis II riconquistò il regno di Azzi-Hayasa nell’Anatolia orientale. Due anni dopo l’Egitto incoraggiò una ribellione in Siria. L’esercito imperiale marciò verso sud per soffocare l’insurrezione e la sola notizia del suo arrivo fu sufficiente per indurre i sovrani ribelli a sottomettersi.

A Mursilis II successe il figlio Muwattalis che combattè una grande battaglia contro Rameses II sul fiume Oronte, dopodiché il potere degli Ittiti ebbe una espansione tale da raggiungere perfino Damasco.

Con il regno di Hattusilis III (1289 a.C.) l’impero ittita attraversò un periodo di pace e di prosperità. Probabilmente a causa del potere crescente degli Assiri, le relazioni tra l’impero ittita e l’Egitto divennero più strette e la loro amicizia venne ulteriormente rafforzata dal matrimonio tra Rameses III con una delle fìglie di Hattusilis.

Il monarca successivo, Tudhalyas IV, era un uomo profondamente religioso; con lui ebbe inizio l’incisione dei meravigliosi rilievi su pietra a Yazilikaya, un tempo santuario ittita. Nella galleria principale è descritto il re in persona, identificato dal suo monogramma. Egli è anche presente in una galleria laterale abbracciato da Samrah, il dio del tempo di Hatti.

Intanto, dai possedimenti occidentali, stava per sopraggiungere una seria minaccia all’egemonia ittita. Gli Ahhiyawa (forse gli Achei o i Frigi), si ammassarono lungo’le frontiere. Nel giro di poche generazioni riuscirono ad impadronirsi del comando dell’impero e a rimpiazzare gli Ittiti stabilendosi in Anatolia come signori supremi. Dopo la caduta dell’impero, la cultura ittita prosperò per altri Cinquecento anni nelle province del sud-est e del nord della Siria. Nei documenti assiri pervenutici, le regioni a sud della catena montuosa del Tauro erano infatti considerate terre di Hatti.

È proprio di questo regno neo-ittita che si parla nel Vecchio Testamento.

L’esercito dell’impero ittita non era mai stato effettivamente in Palestina e di conseguenza non avrebbe potuto incontrare gli Israeliti nella loro migrazione.

Intorno al 777 a.C. i territori neo-ittiti vennero incorporati dal regno assiro. Quando, nel 500 a.C, alcuni mercanti greci attraversarono quelle terre, incontrarono solo culture assire e persino il nome Hatti era ormai dimenticato.

Dopo la conquista dei Frigi, l’impero ittita si divise in due regni più piccoli, con i Frigi che dominarono le regioni più a nord ed i Lidi quelle a sud. È molto probabile che la famiglia reale lidia discendesse da antenati ittiti. L’ultimo re della dinastia dei Lidi (che terminò nel 689 a.C.) venne chiamato Myasilius, il corrispettivo ittita di Mursilis.

Non è compito di questo libro analizzare la religione, gli usi e costumi, l’economia, la politica e la letteratura della società ittita. Nella propria epoca, la civiltà degli ittiti era la più avanzata sotto tutti i punti di vista, a cominciare dalla scienza militare, l’organizzazione politica, la legislazione e l’amministrazione della giustizia.

Nel loro territorio i mezzi di scambio erano costituiti da lingotti e da cerchi d’argento. I prezzi dei vari generi di consumo erano stabiliti in sicli o mine – i termini indicano il peso piuttosto che il valore. Un siclo equivale a 8,4 grammi ed era diviso in 40 mine. Occasionalmente i prezzi erano stabiliti in pecore; una pecora equivale al valore di un siclo. Dalla decifrazione di alcune tavolette di argilla, conosciamo il valore di mercato di molti prodotti. Ad esempio un acro di terra irrigata valeva 3 sicli.

Alcuni articoli di consumo con il rispettivo prezzo ai tempi dell’impero:

Carne di una pecora                                                              4 mine

Carne di un bue                                                      20 mine o (1/2 siclo)

Carne di un agnello                                                2 mine

Pelle di pecora con il vello                                    1 siclo

Pelle di pecora tosata                                            4 mine

Una mucca viva                                                      7 sicli

Un cavallo da equitazione                                    14 sicli

Un cavallo da tiro                                                   20 sicli

Un mulo                                                                   1 mina

Abiti di qualità superiore(importati dall’Egitto) 30 sicli

Vestito di lana blu                                                  20 sicli

Fascia per la testa                                                  1 siclo

Camicia di qualità superiore                                 3 sicli

Grande tessuto di lino                                           5 sicli

La Cappadocia continuò a prosperare sotto il dominio dei Frigi e beneficiò di un lungo periodo di relativa tranquillità fino all’arrivo di Dario e Serse. Tra il 600 e il 300 a.C. la regione fu luogo di molti conflitti armati. I Persiani alla fine prevalsero sugli altri pretendenti e, con il trattato di Kizilirmak avvenne la cessione della provincia al grande re persiano.

I sovrani della Persia erano molto liberali e durante la loro egemonia assicurarono un lungo periodo di prosperità al paese. La, dominazione persiana ebbe fine con il regno di Alessandro Magno.

I visitatori della Cappadocia potrebbero essere tentati all’acquisto di monete coniate di vaga origine ittita, da venditori ambulanti e da antiquari senza scrupoli. È per mettere in guardia i profani che inserisco questa breve nota. Le monete coniate erano inesistenti nel periodo ittita, infatti la coniazione fu inventata dai Lidi intorno al 700 a.C. Atene coniò le prime monete un centinaio di anni dopo. Le monete degli «Ittiti», anche se d’oro vero o d’argento, sembrano molto allettanti, ma sono di fattura moderna, realizzate nei laboratori clandestini di qualche impostore locale.

Estratto da un testo del V secolo a.C, attribuito ad Erodoto, lo storico greco che narra di un viaggio lungo la «strada reale», dalla costa del Mar Egeo fino alla capitale persiana, Susa. (La terra di «Matiene» corrisponde a Mitanni. L’antica misura lineare di una parasanga corrisponde a 4 miglia, 153 passi e 3 piedi o a circa 6,5 chilometri.)

«Da Efeso a Sardis 17 parasanghe. Lidia e Frigia 94,5 parasanghe con 20 stazioni. Il confine, il fiume Halys con porte e protezione. La Cappadocia 104 parasanghe con 28 stazioni fino al confine con la Cilicia. Attraverso la Cilicia 15,5 parasanghe con 3 stazioni. Il confine con l’Armenia è il fiume Eufrate. Attraverso l’Armenia 56,5 parasanghe con 15 stazioni. Quattro fiumi, tutti attraversati con sistema di traghettatura; il Tigri, lo Zabetus con due diramazioni ed il Ginde, che Ciro aveva diviso in360 canali. Lasciando l’Armenia ed entrando a Matiene, 137 parasanghe con 34 stazioni. Poi viene Cissia, 42,5 parasanghe con 11             stazioni. Dopo ancora, il fiume Coaspe sulle cui rive si trova Susa».

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