Cavusin CHIESA

Cavusin CHIESA
II villaggio di Çavuşin si trova sulla strada che porta ad Avanos, a soli tre chilometri da Göreme, riparato da un precipizio altissimo, quasi perpendicolare. Questa parete è ciò che rimane di un grande smottamento del terreno avvenuto in un periodo compreso tra il IX e l’XIII secolo. In seguito gran parte dell’altopiano, indebolito dall’erosione, spaccato dalle gelate e dai terremoti, si riversò verso la valle, portando con sé decine di abitazioni e diverse chiese.

Molti edifici che vediamo oggi furono costruiti in cima ai detriti sicuramente ricchi di resti archeologici.

Avvicinandoci a Çavuşin la prima costruzione che scorgiamo è una massiccia parete rocciosa e solitària perforata da finestre e da entrate naturali, chiamata comunemente il Castello di Çavuşin, per la sua somiglianzà con un castello medioevale.

La Chiesa Battesimale domina il villaggio ed è visibile anche da lontano. Fu costruita, o meglio intagliata nel tufo, intorno al 630 d.C. in un periodo di relativa tranquillità. Originariamente la facciata era sostenuta da quattro colonne, ma soltanto una è ancora esistente. Una delle tre navate non è più accessibile per una frana della parete rocciosa.

Cavusin CHIESA

Al centro della parete rocciosa, visibile anche dalla strada che la costeggia, si trova la Çavuşin Kilise. Durante il crollo dell’altopiano l’atrio si distaccò e cadde nella valle, esponendo alle intemperie i murali al suo interno, fra i quali l’affresco che raffigura gli arcangeli Gabriele e Michele.

Per accedere alla chiesa bisogna salire una scalinata con gradini di ferro.

Nella chiesa sono conservate alcune delle opere migliori dell’arte cristiana con scene tratte dalla Bibbia: l’Annunciazione; la Visita della Vergine Maria a Santa Elisabetta; il Viaggio a Betlemme; la Natività; il Sogno di San Giuseppe; la Fuga verso l’Egitto; la Morte di Zaccaria; i Pastori; la Guarigione del cieco; la Resurrezione di Lazzaro; l’Entrata a Gerusalemme; l’Ultima Cena; il Tradimento; la Crocefissione; il Seppellimento; Gesù che discende nell’inferno; la Trasfigurazione e gli Angeli in visita a Giosuè. Altri murali raffigurano i santi.

I colori predominanti sono il marrone che tende al rosso e il verde, una combinazione comune nel periodo arcaico. Uno degli affreschi commemora un avvenimento storico: la visita dell’imperatore Niceforo Focas nel 965, in compagnia dell’imperatrice Teofano e di Cesare Barbas, fratello dell’imperatore.

Il generale armeno Melias è ritratto in un’abside laterale, con iscrizioni in armeno che causarono una certa confusione tra gli storici del XIX secolo, alcuni dei quali attribuirono la costruzione della chiesa agli Armeni. Difatti Melias venne raffigurato perché le sue truppe erano alleate dei bizantini, ma non sono mai esistite comunità armene nella regione.

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